15 novembre 2017

Consulenza Finanziaria: i 4 pilastri

In materia di investimenti e consulenza finanziaria ognuno ha le proprie teorie; purtroppo come in ogni settore in cui “girano” molti soldi, sono fiorite schiere di sedicenti esperti, guru e coach di fama “internazionale”… e il bello è che ognuno è pronto a vendere la propria ricetta miracolosa.

Personalmente, come persona informata sui fatti che orbita nel mondo della finanza da ormai 15 anni, ritengo che ricette miracolose non ce ne siano e che le soluzioni migliori siano al contempo estremamente semplici da formulare ma molto complicate da attuare fedelmente.

Innanzitutto chi vuole far fruttare il capitale senza correre troppi rischi dovrebbe rinunciare all’ottica speculativa di brevissimo periodo. E poi, in due concetti: evitare di fare scommesse e restare saldi e coerenti ai piani iniziali.

Prima di proseguire vi avverto: andare avanti con la lettura per molti di voi equivarrà a scoprire che quello in cui vivete non è (finanziariamente parlando) “il migliore dei mondi possibili”! Se pensate che possa essere utile per voi ed anche ad altri, aiutatemi con un like e soprattutto condividendo il contenuto con un semplice click sulla F qui sotto:

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Adesso riprendiamo il discorso…introducendo il concetto di “consulenza finanziaria”, che non è semplicemente “investire dei soldi”. Per dirlo in modo sintetico, la consulenza finanziaria è quel processo che va dall’individuazione delle necessità del Cliente alla realizzazione delle migliori soluzioni.

La consulenza finanziaria è quel processo che va dall’individuazione delle necessità del Cliente alla realizzazione delle migliori soluzioni.

Certo, tra l’inizio e la fine la strada è solitamente tortuosa: esistono numerosissimi passaggi, argomenti e aspetti: individuare delle necessità latenti non è già di per sé cosa scontata; poi tener fede ai patti, quindi introdurre concetti come la previdenza o il passaggio generazionale e la pianificazione successoria. Le uniche cose facili sono parlare di “ottimizzazione fiscale” e “crescita del capitale”, perché pagare meno tasse e guadagnare sono cose che piacciono a tutti.

Tralasciando la parte (seppur importante) inerente piattaforme, strumenti e statistiche, nei prossimi paragrafi vi parlo di come io intendo la consulenza in materia di investimenti e le fasi in cui dovrebbe articolarsi. 

… e se attualmente con la vostra banca non stesse funzionando in questo modo, fatevi qualche domanda…

1 fase: Analisi del portafoglio in essere

É una fase importante che permette al Cliente di prendere coscienza dello stato di salute del proprio portafoglio finanziario, in termini non solo di diversificazione, rischio e rendimento atteso ma anche della qualità e dei costi dei prodotti.

Viene effettuato un check-up tecnico che ne evidenzi la composizione e le singole asset class, per comprendere la bontà dei singoli strumenti/prodotti (fondi comuni di investimento, gestioni patrimoniali, prodotti assicurativi, obbligazioni strutturate ecc.) e la coerenza del portafoglio intero con il profilo del cliente e i suoi obiettivi dichiarati.

La sola sostituzione dei prodotti inefficienti con strumenti migliori permette al Cliente di realizzare già in partenza un guadagno netto rispetto alla situazione precedente.

 

2 fase: Definizione degli obiettivi di investimento e creazione della nuova asset allocation

Il successo di una strategia di investimento dipende dalla chiarezza degli obiettivi che determinano le scelte.

Una corretta definizione dei bisogni e degli obiettivi permette di pianificare le risorse finanziarie del cliente e di ridurre la sua componente irrazionale. I bisogni possono essere l’integrazione del reddito per garantire il mantenimento del tenore di vita o la semplice crescita del patrimonio, mentre tra gli obiettivi si possono inserire accantonamenti di capitali destinati all’acquisto futuro di beni o immobili, all’università dei figli, etc…

3 fase: Selezione dei prodotti

I mercati finanziari offrono ogni giorno strumenti e prodotti nuovi e sempre più complessi, la cui selezione richiede elevata competenza tecnica, aggiornamento costante, e imparzialità di giudizio.

La fase conclusiva del processo è la composizione di un portafoglio di prodotti, ponendo particolare attenzione alla gestione del rischio nelle sue varie declinazioni: rischio di mercato, di credito, di concentrazione, liquidabilità etc..  in modo da limitare le possibili perdite e perseguire gli obiettivi delineati in precedenza.

4 fase: Monitoraggio degli investimenti

Rilevare i mutamenti delle condizioni di mercato consente di farsi trovare preparati ed adottare eventuali contromisure atte a tutelare gli interessi del cliente ed il raggiungimento degli obiettivi concordati.

Con questo articolo spero di avervi fatto scattare qualche campanello in testa, o per lo meno messo nell’orecchio una piccola pulce.

La verità è che a tutt’oggi spesso in banca (o peggio ancora alle Poste) un cliente viene trattato come in una macelleria: viene guardato in faccia da un quasi estraneo che gli offre un paio d’etti del nuovo prodotto da collocare, “quello buono”, senza che vi sia stato neanche uno dei passaggi di cui sopra.

 

Ah, inutile dire che poi inevitabilmente il prodotto si rivelerà buonissimo per il collocatore, ma scadentissimo per l’acquirente.

Fortunatamente, come i miei clienti sanno bene, un mondo diverso esiste. Se volete saperne di più anche voi, non vi resta che contattarmi inviandomi una email o cliccando qui sotto.

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